Gli ospedali militari di Mortara

Militare ferito all'ospedale militare.1

Militare ferito all’ospedale militare.1

 

Gli ospedali militari di riserva dipendenti dal 2° corpo d’armata di Mortara furono quattro:

Ospedale n. 1 - Marzotto

Ospedale n. 1 – Marzotto

Il n° 1, della capacità di 280 letti fu ricavato nei locali inutilizzati del Convitto Operaio annesso all’ex cotonificio Maggioni-Cova (oggi Pettinatura Marzotto), che da mesi era stato posto in liquidazione e giaceva inattivo. I saloni del macchinario tessile funzionavano da magazzini della ditta De Giovanni di Genova.

Ospedale n° 2 case popolari

Ospedale n° 2 case popolari

Il n° 2, detto delle Case Popolari di via Beldiporto e della capacità di 250 letti fu affidato ai due capi reparto Farina e Mangiagalli.

Ospedale n° 3 - Cortellona

Ospedale n° 3 – Cortellona

Il n° 3, detto Ricovero Cortellona, dotato di 70 letti, usato variamente a volte per infermi, a volte per prigionieri austriaci di guerra e preconizzato, dopo l’armistizio per spedalizzazione sanatoriale d’accertamento e smistamento dei soldati italiani reduci dalla prigionia con sospetto di tubercolosi fu affidato al capitano medico E. Belluati.

 

Il n° 4, fornito di 30 letti, detto Lazzaretto, destinato all’isolamento degli infettivi fu affidato al capitano medico assimilato F. Spallarossa.

 

Inoltre nel vecchio biscottificio Guglielmone di via Parini furono collocati la direzione centrale con gli uffici dipendenti, la farmacia ed il magazzino.

 

Dal volume edito dalla Croce Rossa Italiana nel 1999 “Storia di 85 anni di attività – Croce Rossa Italiana Comitato di Mortara”, si riporta qui sotto la parte riguardante la statistica dell’attività di questi ospedali.

Appunti statistici

Un successo oltre ogni previsione quello raggiunto negli ospedali gestiti dalla Croce Rossa. Su oltre ventimila militari assistiti, la mortalità rimase bassissima: solo centotrentasette decessi, come spiega il dottor Pezza.

I combattenti curati nel gruppo ospedaliero di Mortara ascesero a 20 mila, derivanti dalla 2ª,3ª,4ª, 5ª e 6ª armata dislocate dall’Isonzo al monte Grappa. Due terzi erano affetti da forme mediche; un terzo da affezioni chirurgiche, tra le quali ultime vanno computate 600 congelamenti, di cui il 20% abbastanza gravi, tali da richiedere mutilazioni operatorie e parecchi la duplice amputazione degli arti inferiori.

II totale delle giornate di degenza sommò a 190 mila. La mortalità complessiva fu di 137 individui, dei quali 26 per ferite, 58 per la mortifera influenza vulgo battezzata spagnola. 11 per forma tifoide ossia colerica, 3 per congelamento, 11 per pleuro-polmonite, 7 per tubercolosi polmonare, 5 per enteriti, 2 per malaria, 14 per altre malattie.

Volendo classificarli per nazionalità, 130 erano italiani e 7 austriaci.

Ospedale Marzotto reparto chirurgico

Ospedale Marzotto reparto chirurgico

Dei 130 militari deceduti 62 sono tuttora tumulati nel cimitero di Mortara, con loro riposano anche nove militari austro-ungarici. Tutti furono esumati nel 1954 e i loro resti tumulati nell’arcata centrale in due distinti loculi.

La distribuzione dei feriti provenienti dal fronte negli ospedali militari di riserva.

ospedali militari - 5

La Sezione di Sanità, ovvero l’unità operativa di base della Sanità Militare Italiana, era diretta al fronte da un capitano (medico chirurgo). Essa dipendeva dal Reggimento, e come quest’ultimo si divideva in due Battaglioni, che a loro volta si dividevano in due Reparti di Sanità ad essi aggregati, comandati da un Tenente medico chirurgo. Il personale assegnato ad ogni Reparto di Sanità era così gerarchicamente composto: uno o due aspiranti ufficiali medici subalterni, un cappellano militare, circa trenta infermieri, portaferiti e barellieri (il più delle volte soldati reclutati all’occorrenza per tale compito), suddivisi in squadre di 10 uomini ognuna.

Queste squadre erano comandate o dirette da sott’ufficiali (sergenti o caporali) Aiutanti di Sanità.

La loro struttura logistica era composta da Posti di Medicazione, Ospedaletti da Campo, Ospedali da Campo e da Ospedali Militari (Divisionali o d’Armata) oppure Ospedali Territoriali di Riserva, quest’ultimi di solito gestiti dalla Croce Rossa Italiana.

I Posti di Medicazione, più che altro infermerie campali, collocati a ridosso della prima linea e il più possibile defilati dal fuoco avversario avevano il compito di apprestare la primissima assistenza ai militari feriti. Qui, quando era possibile, essi venivano curati, medicati e fasciati ed avviati, chi lo poteva a piedi, in groppa ai muli, a spalla o in barella alla tappa successiva: gli Ospedaletti da Campo.

Mentre i militari considerati abili venivano rispediti in prima linea scortati dai carabinieri.

Gli Ospedaletti da Campo con capacità di 50 posti letto erano numerati partendo dal n° 1 al n° 199 e dal n° 300 al n° 334.

I feriti presso le Sezioni di Sanità dislocate negli Ospedali da Campo si dividevano in:

-Gravissimi trasportabili (feriti al cranio, addome, colonna spinale), già sommariamente operati e destinati alle ambulanze chirurgiche per altri interventi d’ urgenza;

-Gravi trasportabili candidati ad urgente ed immediato intervento chirurgico: feriti che necessitavano di altri interventi, smistati in altri Ospedali arretrati o passati ad ambulanze chirurgiche o radiologiche.

-Gravi trasportabili a distanza breve: destinati agli Ospedaletti da Campo più vicini, trasportati tramite carri o autoambulanze per barelle.

-Trasportabili a lunga distanza: feriti in condizioni stabili ma non in grado di camminare, caricati su autocarri diretti in retrovia.

-Leggeri: feriti che possono deambulare autonomamente.

Gli ospedali erano generalmente costituiti da tende dove il personale medico operava i casi più gravi, provvedeva a disinfettare e medicare sommariamente ed inviare verso le retrovie i meno gravi. Il personale assisteva sino alla morte tutti quei feriti gravi, senza una possibilità di intervento chirurgico che potesse salvarli.

La morfina, usata solamente nel periodo iniziale del conflitto per attenuare le sofferenze dei feriti e dei moribondi, ben presto cominciò a scarseggiare, vennero a mancare le scorte e tutto fu lasciato al caso.

Gli Ospedali da Campo con capacità di 100 posti letto erano numerati partendo dal n° 001 al n° 0112 e dal n° 0121 al n° 0180.

Gli Ospedali da Campo da 200 posti letto, numerati partendo dal n° 001 al n° 250 e tutti situati nelle retrovie, avevano la seguente consistenza:

Carreggiato con 5 ufficiali, 51 militari di truppa, 23 quadrupedi, 8 carri a due ruote, 2 carri a quattro ruote.

Someggiato con 5 ufficiali, 104 militari di truppa e 62 quadrupedi.

Tutti i sopravvissuti transitati dagli Ospedaletti venivano avviati in questi Ospedali da Campo. Le loro strutture disposte in tendopoli o baracche più ampie e robuste accoglievano feriti gravi o con meno di 30 giorni di convalescenza. In altri casi i feriti venivano avviati agli ospedali militari.

Gli Ospedali Militari Divisionali o d’Armata e gli Ospedali Territoriali C.R.I. erano numerati a partire dal n° 1 al n° 87.

Posti su tutto il territorio all’esterno della zona di guerra, ovvero nelle retrovie, sempre alloggiati in prossimità di grandi strade o ferrovie, essi venivano ospitati in ospedali civili, nelle scuole, in ville padronali, magazzini e fabbriche fuori uso, o, come per la città di Mortara, il n° 1 sorse all’ex cotonificio Maggioni-Cova (oggi Pettinatura Marzotto).

Questi ospedali ricevevano i feriti o i malati e, a loro volta, li smistavano negli altri ospedali satellite divisi per tipologia: chirurgico (normalmente collocato in ospedali civili dotati di camera operatoria), contumaciale, isolamento o lazzaretto, convalescenziario ecc.

In pratica ricevevano quei pazienti che per svariati motivi non sarebbero nella stragrande maggioranza più potuti ritornare al fronte, per i militari offesi permanentemente e cioè i mutilati di guerra, cominciarono a nascere centri specializzati per la costruzione di arti artificiali.

Tutte queste iniziative davano l’avvio ad un progetto rieducativo più ampio che ancor prima del termine del conflitto vantava sezioni in tutto il Regno di “Scuole di Rieducazione per Mutilati e Storpi di Guerra”.

Già nel 1918 si contavano in tutta Italia 20 scuole di riabilitazione e fra quelle più vicine a Mortara si annoverano:

Casale Monferrato – “Casa di Rieducazione dei Mutilati”, presso l’Ospizio di Carità.

Milano – “Istituto di Rieducazione Professionale per Mutilati di Guerra” a Gorla 1° – Rifugio Finzi Ottolenghi (Sezione Agricola a Precotto Villa Pelitti).

Voghera – “Scuola di Rieducazione Professionale per Mutilati Agricoltori”.

Non tutti i militari ospitati in questi ospedali purtroppo si sono salvati, nonostante gli sforzi dei sanitari, l’assidua assistenza delle infermiere, la premura delle Dame della Croce Rossa molti di essi sfiancati dalle ferite e dalle malattie morirono.

Tanti furono riportati ai loro paesi di nascita, ma tantissimi riposano in appositi “Recinti Militari” nei cimiteri dei paesi che con i loro ospedali li ospitarono.

Al visitatore attento, durante la visita al cimitero, certamente non sfugge la lapide che riporta i loro nomi. Molti erroneamente pensano che essi siano compaesani caduti durante la Prima Guerra Mondiale, ma la stragrande maggioranza invece è composta da militari deceduti negli ospedali militari di riserva le cui salme per vari motivi non furono mai rimpatriate al paese natio.

Dott. Francesco Pezza

Dott. Francesco Pezza

Come spiega il dottor Pezza su oltre ventimila militari assistiti negli ospedali di Mortara, la mortalità rimase bassissima: solo centotrentasette i decessi. Bene, di questi centotrentasette, ben sessantadue riposano nel cimitero cittadino. Al momento della morte inizialmente sepolti nell’area centrale del cimitero, furono nel 1954 esumati e con una commoventissima cerimonia vennero nuovamente tumulati nell’area centrale. A questi furono aggiunti i militari del II° Reggimento Genio anche loro sepolti in una seconda area del cimitero e otto militari austriaci morti in città.