Stennio Achille

Stennio Achille

Stennio Achille

STENNIO ACHILLE

STENNIO ACHILLE, nacque a Genova il 4 marzo 1866 e morì in combattimento a Devetaki sul Carso il 17 settembre 1916.

Allievo della Scuola militare dall’ottobre 1883, conseguì le spalline di sottotenente di fanteria due anni dopo, ed assegnato al 29° reggimento, vi fu promosso tenente nel 1888. Con la promozione a capitano, nel 1901, passò al 68° reggimento. Partecipò col reggimento dall’ottobre 1911, alla campagna di Libia, meritando un encomio solenne e, esattamente un anno dopo, promosso maggiore, rimpatriò; ma ritornò presto in Africa ed al comando del valoroso III battaglione eritrei combatté in Libia dal gennaio 1913 all’ottobre 1914 meritando la Croce di cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia e altro encomio solenne. Nel novembre 1915, con la promozione a tenente colonnello fece ritorno in Patria e pochi mesi dopo, nel marzo 1916, assunse il comando del II battaglione del 9° reggimento della brigata Regina in prima linea sul San Michele. Si distinse in particolare modo nelle azioni per la conquista della munitissima ridotta nemica chiamata il Fortino, sulla sella fra San Martino e il San Michele, mantenendola saldamente, con incrollabile fermezza per tre interi giorni, nonostante i continui contrattacchi e il fuoco delle artiglierie nemiche. Per il suo contegno in quel fatto d’arme gli fu concessa la medaglia di bronzo al v. m .. Promosso colonnello prese il comando dello stesso reggimento, e lo condusse, il 12 agosto, all’occupazione di Oppacchiasella. Il 17 settembre, ripresa l’offensiva contro le posizioni di Devetaki, condusse nuovamente i suoi fanti all’attacco di forti posizioni nemiche. Durante il combattimento, portatosi nella trincea più avanzata per una accurata e minuziosa preparazione dell’attacco e per meglio studiare i particolari del terreno, mentre in piedi sulla trincea conquistata incitava e dirigeva l’affluire dei rincalzi, una raffica di mitragliatrice lo raggiunse al petto uccidendolo.

Con moto proprio sovrano del 26 ottobre 1916, venne conferita alla memoria del prode ufficiale la massima ricompensa al v. m.

Dice la motivazione:

Preparato con vigile cura moralmente e materialmente il suo reggimento, pieno di fede nella vittoria, alla testa delle prime schiere lanciava violentemente due suoi battaglioni all’assalto di una solida posizione nemica. Sulla trincea occupata, fieramente eretto sui più avanzati approcci, incitava e dirigeva l’affluire dei rincalzi, non curante dei proiettili e delle bombe che numerose scoppiavano intorno, dicendo essere quello il suo posto per dividere il pericolo dei suoi soldati. Colpito mortalmente al petto da un proiettile di mitragliatrice, agli ufficiali accorsi che tentavano celargli la gravità del suo stato fieramente rispondeva: Io muoio, ma la vittoria è nostra e spirava gridando: Viva l’Italia. Devetaki, l 7 settembre 1916.