Salomone Oreste

Salomone Oreste

Salomone Oreste

SALOMONE ORESTE

SALOMONE ORESTE, di Michele e di Giuseppa Valletta, nacque a Capua il 20 settembre 1879 e morì a Padova per incidente di volo il 3 febbraio 1918.

Arruolatosi volontario nel 76° reggimento fanteria, nel 1897, col grado di sergente, fu ammesso, nel 1902, a frequentare la Scuola Militare di Modena uscendone, due anni dopo, col grado di sottotenente contabile ed assegnato al 7° reggimento fanteria. Tenente nel 1907, con tale grado passò nel ruolo degli ufficiali d’amministrazione e, nell’ottobre 1911, partì per la Libia. Nel 1912 fu comandato al battaglione aviatori della Tripolitania e, rimpatriato, fu ammesso a frequentare il corso di pilotaggio in un campo di aviazione dove tre mesi dopo conseguì il brevetto di pilota su apparecchio Blériot. Nel marzo 1913 ripartì per la Tripolitania e Cirenaica, assegnato alla squadriglia aviatori di Tobruk e meritò una medaglia d’argento al v. m. Rimpatriò nell’agosto successivo e fu comandato al Battaglione Squadriglie Aviatori. Promosso capitano di amministrazione il 1° aprile 1915, alla dichiarazione di guerra all’Austria si trovava al campo di aviazione di Campoformido per il pilotaggio di apparecchi Caproni da bombardamento con i quali diede inizio alle incursioni sulle più munite basi nemiche e prese parte all’azione su Lubiana del 18 febbraio 1916, per la quale gli fu conferita la medaglia d’oro al v. m., la prima concessa ad un aviatore vivente, con moto proprio sovrano del 29 febbraio 1916. Dice la motivazione:

Ferito al capo in una lotta aerea, benché il sangue gli offuscasse la vista e il corpo inerte d’uno dei suoi compagni uccisi gli rendesse difficile il governo del velivolo, rifiutava sdegnosamente di arrendersi alle intimazioni degli aviatori nemici e proseguiva, imperterrito, la lotta, mentre le pallottole di mitragliatrice dell’aeroplano avversario gli grandinavano attorno. Col motore funzionante irregolarmente, manovrando a bassa quota in mezzo alle raffiche di artiglierie antiaeree nemiche, riusciva a discendere in uno dei nostri campi, ove, con sentimento elevatissimo di cameratismo e con profonda coscienza del dovere, si occupava dei compagni e delle bombe inesplose, ancora sospese all’apparecchio. Ajdussina, 18 febbraio 19l6.

Dimesso dall’ospedale e ancora convalescente, partecipò alle incursioni su Trieste e Pola. Durante il ripiegamento delle nostre truppe al Piave, dopo Caporetto, nonostante le precarie condizioni di salute per la ferita riportata, con una nobilissima lettera diretta al suo colonnello, chiese ed ottenne il comando di un gruppo da bombardamento. Per le nuove audaci imprese compiute fu, nel gennaio 1918, promosso maggiore per meriti eccezionali. Il 3 febbraio successivo, di ritorno da un’azione di bombardamento delle linee nemiche, per un incidente di volo, nell’atterraggio sul campo di aviazione di Padova, precipitava con l’apparecchio rimanendo ucciso. Alla sua memoria venne concessa la croce di guerra al v. m.