Pannilunghi Arturo

Pannilunghi Arturo

Pannilunghi Arturo

PANNILUNGHI ARTURO

PANNILUNGHI ARTURO, di Girolamo e di Anna Maria Vivoli, nacque a Siena il 2 agosto 1876 e morì il 3 luglio 1916 per intossicazione da gas sul San Michele.

Compiuti gli studi ginnasiali, si arruolò volontario a 18 anni nel plotone allievi sottufficiali presso il 5° reggimento fanteria. Sergente dal giugno 1896 passò al 6° reggimento fanteria e nell’ottobre 1898, col grado di furiere, venne ammesso alla Scuola Militare di Modena, dalla quale uscì sottotenente nel 9° reggimento fanteria della brigata Regina nel settembre 1900. Promosso tenente nel 1904 e capitano nel 1913, fu col reggimento in Libia e durante quella campagna ebbe anche il comando del presidio di Tobruk. Rimpatriato e trasferito al 30° reggimento della brigata Pisa, fu chiamato ad assolvere le funzioni di aiutante maggiore in prima. Alla dichiarazione di guerra all’Austria, il 24 maggio 1915, sul Basso Isonzo, schierato sulle ardue pendici del San Michele ed al Bosco Cappuccio, dette prove di coraggio e di intelligente attività, meritando la medaglia di bronzo al v. m. per le operazioni svoltesi dal 5 giugno al 7 agosto. Sempre nello stesso settore del fronte, all’alba del 29 giugno 1916, mentre nella baracca del comando attendeva a lavori di ufficio a fianco del proprio colonnello, venne telefonicamente avvertito dell’improvviso attacco nemico con gas tossici sulle trincee del San Michele tenute da reparti del reggimento. In tale frangente, mentre la nuvola di gas invadeva le trincee ed i camminamenti seminando la morte tra i soldati, egli, con forza d’animo eccezionale e conscio della gravità della situazione, dette le opportune disposizioni per far fronte alla nuova insidia del nemico. Quindi dal posto di comando che non aveva voluto abbandonare nonostante la grave intossicazione che lo aveva colpito, stretta in pugno la Bandiera del Reggimento, trovò ancora la forza di mostrarla ai sopravvenienti superstiti incuorandoli ad accorrere in linea. L’esempio mirabile di ardimento e l’altissimo senso del dovere sono ricordati nella motivazione della medaglia d’oro al v. m. concessa alla di lui memoria con moto proprio sovrano del 23 agosto 1916.

Durante un improvviso attacco nemico con gas asfissianti, rimasto solo al posto del comando del settore per essere ogni altro militare del posto colpito da asfissia, tratto in salvo il proprio colonnello asfissiato, sebbene in preda ad atroci sofferenze, di null’altro preoccupavasi che di porre in salvo la bandiera del reggimento. Semi svenuto, col glorioso vessillo alla mano, coadiuvò con mirabile sforzo il comandante interinale durante tutta l’azione, e, benché sempre più le sue condizioni si aggravassero, tanto che ne moriva quattro giorni dopo, non volle lasciare il suo posto, finché non vide la bandiera al sicuro e saldamente riprese le posizioni momentaneamente occupate dal nemico. San Martino del Carso, 29 giugno 1916.