Nisco Nicola

Nisco Nicola

Nisco Nicola

NISCO NICOLA

NISCO NICOLA, di Carlo e di Bianca Baracchi, nacque a Napoli il3 agosto 1896 e morì in combattimento a Malga della Cava sull’Altipiano di Asiago il 31 maggio 1916.

Di nobile famiglia napoletana fu educato ai più alti sentimenti patriottici. L’avo paterno, Nicola, subì, col Poerio ed il Settembrini, il carcere politico borbonico per le sue aspirazioni alla libertà ed alla indipendenza dell’Italia. Conseguita la licenza liceale nel Collegio Militare della Nunziatella di Napoli passò alla Scuola Militare di Modena e nel gennaio 1916, non ancora ventenne, ottenne le spalline di sottotenente effettivo destinato in fanteria al l° reggimento granatieri. Raggiunto il reggimento nelle trincee di Oslavia ed assegnato alla 6a compagnia del III battaglione, fu subito impegnato in combattimento. Ferito, non volle abbandonare i suoi granatieri e, con essi, continuò a combattere nelle trincee di Lenzuolo Bianco destando l’ammirazione dei suoi stessi granatieri per l’ardimento e lo sprezzo del pericolo coi quali eseguiva i più ardui incarichi. Nel corso dell’offensiva austriaca nel Trentino del maggio successivo, inviato col reggimento sull’Altipiano di Asiago per arginare l’avanzata nemica, dopo aver strenuamente combattuto sulla sinistra dell’Assa, prese posizione sul Monte Cengio, dove maggiore si manifestava la pressione austriaca. Il 30 maggio, nel pieno della battaglia, la 6a compagnia schierata come estrema riserva nei pressi di Malga della Cava, venne a trovarsi improvvisamente in prima linea, essendo stati ritirati dal ciglione dell’ Assa i pochi superstiti del III battaglione comandato dall’eroico capitano Morozzo della Rocca. Un nuovo attacco sferrato dagli austriaci su quella posizione di vitale importanza fu respinto, infliggendo all’avversario gravi perdite. Il sottotenente Nisco, compì in quel giorno prodigi di valore e di ardimento. L’indomani, 31 maggio, al rinnovato attacco nemico portato con maggiore violenza sulle nostre linee, affrontò con intrepido coraggio gli assalti, da ogni parte incalzanti, armato di un moschetto come un semplice fante. Benchè ferito ad una gamba, continuò nella strenua difesa della posizione coi pochi granatieri superstiti; accerchiato, rifiutò sdegnosamente la resa che gli veniva intimata e, nella disperata resistenza, un colpo sparatogli a bruciapelo spezzava il suo gran cuore di soldato. La motivazione della medaglia d’oro al v. m., concessa alla sua memoria con r. d. del 31 marzo 1921, così dice:

Mirabile esempio di fermezza e di valore, dopo avere resistito per tre giorni in una cruenta ed impari lotta, incitando il suo reparto a mantenersi fedele alla consegna ricevuta “non si retrocede di un passo, si muore sul posto”, circondato dal nemico, anziché arrendersi, continuò in piedi a sparare sull’avversario, incitando i suoi granatieri, cui diede esempio di fulgido eroismo portato sino al consapevole sacrificio di se stesso, e immolando gloriosamente la sua giovane vita sul campo.Malga della Cava (Altipiano di Asiago) , 31 maggio 1916.