Lambertenghi Italo

Lambertenghi Nob. Italo

Lambertenghi Nob. Italo

LAMBERTENGHI ITALO

LAMBERTENGHI ITALO, di Attilio e di Giuseppina Graj, nacque a Villa di Tirano di Sondrio il 17 novembre 1885 e morì in combattimento a Dosso Fai ti, sul Carso, il 19 agosto 1917.

Di nobile famiglia, educato agli ideali di Patria, compiuti gli studi nell’Istituto tecnico superiore di Sondrio, volle intraprendere la carriera delle armi, come suo padre, ufficiale degli alpini, e nel 1904 entrò nella Scuola Militare di Modena. Due anni dopo conseguì la nomina a sottotenente assegnato al 65° reggimento fanteria, che raggiunse dopo aver frequentato la Scuola di applicazione a Parma. Promosso tenente nel settembre 1909, andò volontario in Libia nel 1911 e prese parte alla guerra italo – turca, combattendo con i fanti dell’82° reggimento della brigata Torino. Rimpatriato nell’ottobre 1912, riprese il suo posto al 65° reggimento. Nel marzo 1914 ritornò volontario in Cirenaica. Promosso capitano nel 66° reggimento fanteria dal dicembre successivo, rimpatriò alla fine del 1916 per prendere parte alla guerra contro l’Austria. Con la promozione a maggiore conseguita nel giugno 1917, passò al 252° reggimento della brigata Massa e Carrara, ch’era schierato nel settore del Faiti, ed assunse il comando del II battaglione. Durante l’offensiva sull’Altipiano Carsico, ebbe il compito di avanzare verso le pendici nord – ovest del Golnek. Il mattino del 19 agosto, ricevuto l’ordine di attaccare le posizioni nemiche, si lanciò animosamente in avanti alla testa del suo battaglione, con la prima ondata di assalto e ferito nel combattimento svoltosi con alterne vicende per l’accanita resistenza incontrata non volle allontanarsi dal campo di battaglia. Riordinati e rianimati i suoi uomini, incurante della violenta reazione avversaria, si portò ancora all’attacco. Benché nuovamente ferito, riuscì a raggiungere per la seconda volta la linea nemica. Sulla trincea conquistata, colpito a morte, ebbe solo il tempo di affidare il comando del battaglione ad uno dei suoi ufficiali superstiti con la consegna di non cedere. Conservò, così, fin negli ultimi istanti della sua vita la ferma coscienza del dovere. La motivazione della medaglia d’oro al v. m., conferitagli alla memoria con r. d. del 2 giugno 1921, sintetizza efficacemente l’episodio:

Comandante di un battaglione, alla testa dei suoi, raggiunse per due volte una formidabile linea nemica, sotto violenti raffiche di mitragliatrici e lancio di bombe a mano. Caduti quasi tutti gli ufficiali del battaglione, quantunque più volte ferito, riordinò le truppe rimaste e le condusse nuovamente all’attacco. Colpito a morte, non volle essere allontanato dal posto di combattimento, incitando fino all’ultimo i dipendenti. Sentendosi mancare le forze, cedette il comando ad uno dei due ufficiali subalterni superstiti dicendo: Una sola consegna le dò: fino all’ultimo uomo, la posizione dev’essere mantenuta! e detto ciò si spense serenamente sul campo. Dosso Fai ti, 19 agosto 1917.