Ginocchio Ramiro

Ginocchio Ramiro

Ginocchio Ramiro

GINOCCHIO RAMIRO

GINOCCHIO RAMIRO, di Giuseppe e Rosalbina Brenta, nacque a La Spezia il 6 marzo 1873 e morì in combattimento sul Veliki Hriback (Carso), il 14 settembre 1916.

Entrato alla Scuola Militare di Modena nel settembre 1889, ne uscì sottotenente nel 43° reggimento fanteria nel settembre 1892. Inviato a domanda nella colonia Eritrea nel maggio 1896 e promosso tenente nell’ottobre, vi rimase più di dieci anni, divenendo uno dei più colti ed esperti ufficiali coloniali. Rimpatriato per l’avvenuta promozione a capitano, tornò in Africa nell’aprile 1909 e al comando di una compagnia indigeni partecipò alla pacificazione delle tribù ribelli meritando una medaglia d’argento al v. m. Durante la campagna italo – turca in Libia, al comando di una compagnia dell’84° reggimento, prese parte ai fatti d’arme di Zanzur, Abdes Samad e Sidi Bila! dove si meritò una seconda medaglia d’argento al v. m. Ritornato in Eritrea nel gennaio 1914 al IV battaglione Toselli, fu inviato col battaglione in Tripolitania nel maggio 1915 per fronteggiare la ribellione degli arabi dopo la nostra dichiarazione di guerra all’Austria e gravemente ferito nel combattimento in regione Sliten ebbe una medaglia di bronzo al valore. Promosso maggiore in ottobre del 1915 e rimpatriato, fu assegnato, nel giugno 1916, al 73° reggimento fanteria in zona di operazioni, sul Carso. Nella settima battaglia dell’Isonzo combatté con grande valore sebbene ferito, e il 14 settembre, davanti al Veliki Hriback, cadeva colpito in fronte da pallottola nemica. Alla memoria dell’eroico ufficiale, promosso tenente colonnello per merito di guerra, venne conferita, con d. l. 31 dicembre 1916, la medaglia d’oro al v. m. Dice la motivazione:

           Già proposto per la promozione a scelta per merito di guerra, perché in otto giorni di operazioni sul Carso fu mirabile condottiero del suo battaglione ed esempio preclaro di coraggio e di tenacia. Il l 4 settembre, ferito ad un piede nelle prime azioni, soltanto a sera consentì di farsi medicare, rimanendo al suo posto. Dopo il bombardamento per la conquista di forti e muniti trinceramenti nemici, attraversò alla testa del suo battaglione il varco del reticolato, riuscendo a catturare con fulminea irruzione un intero battaglione avversario. Nelle successive giornate di operazioni, ancora in attesa di conseguire la meritata ricompensa della promozione a scelta, benché non ben guarito dalla ferita, fu saggio condottiero del proprio battaglione nelle opere di offesa e di difesa, e il giorno dell’avanzata generale, sprezzante del pericolo, nella fiducia che il suo slancio avrebbe ottenuto ciò che non erano riuscite ad ottenere numerose artiglierie e bombarde, si gettò alla testa della prima ondata di attacco contro i reticolati e le trincee nemiche ancora intatte, rimanendo fulminato a poca distanza da esse; fulgido esempio delle più elette virtù militari. Veliki Hriback, 14 settembre 1916.