Fadda Francesco

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Fadda Francesco

FADDA FRANCESCO071

FADDA FRANCESCO, di Francesco e di Violante Pedroni, nacque a Tempio Pausania di Sassari il 28 ottobre 1893 e morì in combattimento su Monte Sief il 21 maggio 1916.

Compì gli studi a Cagliari conseguendo la licenza in fisico-matematica nell’Istituto Tecnico e Nautico Pietro Martini. Arruolato il 31 dicembre 1914 ed ammesso al corso per allievi ufficiali nell’84° reggimento fanteria, a Firenze, il 15 luglio 1915 fu nominato sottotenente nel 46° reggimento della brigata Reggio, costituita per la maggior parte con elementi sardi. Raggiunto il reggimento che già si trovava in zona di operazioni sulle Tofane, in Cadore, partecipò ai combattimenti per la conquista di alcune guglie dominanti la Forcella di Fontana Negra e all’offensiva dell’ottobre 1915 per la conquista di Col di Lana, dove il reggimento cooperò felicemente al difficile compito di impadronirsi della Conca di Valparola. Ad altitudini superiori ai 2000 metri, combattendo tra il gelo e la tormenta contro posizioni munitissime, il giovane ufficiale dette continue prove di ardimento. Nel maggio 1916, lo stesso giorno in· cui gli austriaci scatenavano l’ offensiva nel Trentino, i fanti del 46° reggimento ed un reparto di volontari del 45° comandato dal tenente Salaris, altro eroico ufficiale sardo, ripresero le operazioni per la conquista della Cortina Sief- Settsass, conquista tentata altra volta, ma sospesa dopo il brillamento della mina del Col di Lana. All’alba del 21 maggio, ricevuto l’incarico di impadronirsi del posto avanzato nemico del Dente del Sief, il sottotenente Fadda, portatosi risolutamente in avanti, piombò sui piccoli posti austriaci catturandone i difensori e aprendo così il passo ai plotoni di rincalzo. Nel prosieguo dell’azione, spintosi sotto il ridottino per vincere le ultime resistenze, venne colpito prima dallo scoppio di una bomba a mano e poi da scheggia di una granata che gli troncava ambedue le gambe. Pur così gravemente ferito, rifiutò di abbandonare i suoi uomini e continuando ad incitarli alla lotta, spirava sul posto. La medaglia d’oro al v. m., concessa con moto proprio sovrano del26 luglio 1916, alla memoria di questo valoroso ufficiale, così dice nella motivazione:

Al segnale dell’attacco, slanciatosi risolutamente avanti alla testa dei suoi, giungeva, primo, sulla posizione nemica, che riusciva ad occupare dopo cruenta e vivissima lotta. Colpito da una bomba, che gli asportava metà di una mano con tre dita, e poi da una granata, che gli troncava ambedue le gambe, con mirabile senso del proprio dovere, conscio della suprema necessità di non interrompere ed infiacchire in quei momenti la violenza dell’assalto, rifiutava di farsi trasportare, continuando a spronare i suoi ed additando la meta agognata. Dopo che con un ultimo sforzo la vide raggiunta, sereno per l’opera compiuta, in piena coscienza moriva sul posto, mantenendo sino all’ultimo contegno forte ed eroico. – Dente del Sief, 21 maggio 1916.