D’Angelo Emilio

D'Angelo Emilio

D’Angelo Emilio

D'ANGELO EMILIO

D’ANGELO EMILIO, di Francesco e di Anna Cocchiara, nacque a Palermo il 18 giugno 1894 e morì in combattimento a Gorizia il 7 agosto 1916.

Rimasto orfano del padre, distinto professionista palermitano, crebbe nell’ambiente artistico e profondamente patriottico di uno zio materno, noto scultore siciliano.

Chiamato alle armi nel settembre 1914 ed ammesso al corso allievi ufficiali presso 1’86° reggimento fanteria, dopo pochi mesi venne congedato per il riacutizzarsi di una grave malattia già sofferta. Riprese, così, gli studi interrotti di ragioneria presso l’Istituto tecnico Filippo Paratore di Palermo, coltivando in pari tempo la pittura per la quale era particolarmente disposto. Il 24 maggio 1915, alla dichiarazione di guerra all’Austria, venne nuovamente chiamato alle armi per mobilitazione, ma per le sue condizioni di salute poté presentarsi solo nel febbraio 1916 e venne arruolato nel CCXCV battaglione di M. T., dove, un mese dopo, conseguì le spalline di sottotenente di complemento di fanteria destinato al deposito dell’86° reggimento. Nel luglio dello stesso anno ottenne a domanda la destinazione al 232° reggimento fanteria della brigata Avellino di nuova costituzione. Raggiunse il reggimento sulla linea del fronte dove era schierato sulla destra dell’Isonzo, alle pendici del Podgora, e venne assegnato alla 6a compagnia del II battaglione. Il 7 agosto 1916, durante l’offensiva che portò le nostre truppe alla conquista di Gorizia, fu inviato colla compagnia in rinforzo alla brigata Pavia, già duramente provata dal combattimento del giorno precedente, e prese parte alla lotta per infrangere l’ultima linea di difesa nemica per la conquista dei ponti di Lucinico. Il sotto tenente D’Angelo, che sofferente e febbricitante, aveva già rifiutato di recarsi in ospedale, allorché ricevette l’ordine di muoversi per l’azione, non volle abbandonare i suoi uomini. Nel momento più critico della battaglia, all’assalto del ponte in muratura di Gorizia, fu protagonista dell’eroico episodio, succintamente descritto nella motivazione della medaglia d’oro al v. m. concessagli alla memoria con d. l. del 15 marzo 1917: 

Quantunque febbricitante, non volle essere ricoverato in un ospedale, per poter prendere parte all’azione offensiva che doveva svolgere il suo reggimento. Mentre con entusiastico slancio e sereno, cosciente sprezzo del pericolo guidava il suo plotone all’assalto del ponte di Gorizia, una granata nemica gli stroncava il braccio destro. Rifiutando ogni cura, sorreggendo l’arto infranto con la mano sinistra, tenne ancora il comando del reparto incitando i suoi con mirabile energia finché, nuovamente colpito, rimase ucciso sul campo. – Gorizia, 7 agosto 1916.