Buccella Gino

Buccella Gino

Buccella Gino

BUCCELLA GINO

BUCCELLA GINO, di Silvio e di Giuseppina Camin, nacque a Trento il 14 novembre 1894 e morì per ferite riportate in combattimento sul M. Sleme il 15 agosto 1915.

Diplomatosi in ragioneria, lasciò la sua città natale il 7 ottobre 1914 per non essere incorporato nell’esercito austriaco e, attraverso l’Altipiano di Asiago, giunse a Milano ove si iscrisse nel battaglione Negrotto.

Alla dichiarazione di guerra all’Austria, arruolatosi volontariamente nel 12° reggimento bersaglieri, il 28 maggio fu inviato al fronte nella zona del Monte Nero dove il reggimento era già schierato in linea, inquadrato nella divisione speciale bersaglieri.

Durante la seconda battaglia dell’Isonzo, il reggimento, inviato di rinforzo all’8a divisione di fanteria, partecipò ai numerosi e sanguinosi attacchi della forte barriera montana Sleme- Mrzli, a nord della conca di Tolmino. Il 15 agosto, nel corso del terzo tentativo per la conquista del contrastato massiccio dello Sleme, il bersagliere Buccella, portatosi volontariamente allo scoperto e lanciatosi tra i primi all’assalto, mentre tentava di scavalcare il reticolato, venne ferito mortalmente. Raccolto dai portaferiti e mentre in barella veniva trasportato al più vicino posto di medicazione, incontratosi con un reparto del 42° reggimento fanteria che si dirigeva, con la bandiera in testa, verso la linea di combattimento, il prode bersagliere, quasi trasfigurato, alla vista di quella bandiera che rappresentava l’Italia per la quale egli volontariamente aveva lottato e moriva, ebbe un ultimo scatto di entusiasmo combattivo e, fatti sostare i suoi portatori, volle essere avvicinato alla bandiera e la baciò, pronunciando parole di amor patrio e dicendosi lieto di morire per l’Italia. L’eroica fine del Buccella, che erasi distinto anche nei combattimenti di alcuni giorni prima, destò vivissima ammirazione fra i compagni ed i superiori della 5a compagnia.

Il. sublime episodio è accennato nella motivazione con la quale gli venne conferita, con r. d. del 2 ottobre 1924, la medaglia d’oro al v. m. :

Volontario di guerra, irredento, sempre animato da fervido amor di Patria, esempio mirabile di costante valore, nell’assalto di una forte posizione che raggiungeva primo fra i primi, cadeva colpito a morte gridando: Viva Trento! Viva l’Italia!. Mentre veniva trasportato al posto di medicazione, incontrato un reparto di truppe che con la bandiera si dirigeva verso la linea di combattimento, fatti fermare i suoi portatori, volle essere avvicinato alla Bandiera, che baciò ripetutamente gridando ancora: Viva l’Italia! e incitando i compagni a proseguire per vincere e liberare Trento sua città natale. Poco dopo spirava. M. Sleme, 15 agosto 1915.