Bonomi Giovanni

Bonomi Giovanni

Bonomi Giovanni

BONOMI GIOVANNI

BONOMI GIOVANNI, di Policarpo e di Felicita Palazzi, nacque a Brissago di Como il 19 dicembre 1886 e morì in combattimento ad Oslavia il 6 agosto 1916.

Nato da modesta famiglia di operai, emigrato nella Svizzera giovanissimo per ragioni di lavoro, rimpatriò nel 1907 per compiere il servizio militare di leva. Incorporato nell’87° reggimento fanteria, passò al 65°, dove ebbe i galloni di caporale e fu congedato nel settembre 1909 dal 67° reggimento. Tornato in Svizzera dopo la morte del padre, esercitò il mestiere di muratore. Animato da ardente spirito patriottico, alla dichiarazione di guerra all’Austria nel maggio 1915, lasciò il lavoro e rimpatriato venne ad arruolarsi per la mobilitazione. Destinato nel settembre 1915 al 206° reggimento fanteria della brigata Lambro, da poco costituita, lo raggiunse al fronte sull’Altipiano di Asiago ed assegnato al III battaglione ebbe subito modo di segnalarsi in numerose azioni per spirito aggressivo e per atti di valore compiuti, ottenendo la promozione a caporal maggiore per merito di guerra nel giugno 1916. Trasferito poi sul fronte della 3a Armata, nell’imminenza della sesta battaglia dell’Isonzo che portò alla conquista di Gorizia, sempre nel III battaglione, il 2 agosto si trovò schierato al Lenzuolo bianco, tra il torrente Peumica e il vallone dell’Acqua. Iniziata l’azione il. 6 agosto successivo, il III battaglione superò di slancio le trincee di Lenzuolo bianco e puntò verso la quota 188 a nord-est di Oslavia, che fin dai primi mesi di guerra era stata contesa con accaniti combattimenti. Frazionatosi l’attacco nel groviglio delle trincee e dei camminamenti, il Bonomi, accortosi che una mitragliatrice piazzata all’imbocco di una caverna spazzava con le sue raffiche il terreno, di sua iniziativa e con ardimentoso slancio, seguito da pochi uomini superstiti della sua squadra, irruppe con fulmineo balzo sui mitraglieri uccidendoli e volgendo l’arma verso l’interno della caverna costrinse alla resa l’intero presidio. Non pago poi dell’atto d’audacia compiuto, si prodigò ancora nel combattimento e cadde poco dopo nell’assalto finale alla vetta contesa. Con moto proprio sovrano del 26 ottobre 1916, alla memoria del valoroso graduato fu concessa la medaglia d’oro al v. m. con la seguente motivazione che succintamente ne riferisce il glorioso episodio.

Alla testa di un gruppo di animosi, per primo si slanciava contro una caverna il cui imbocco era difeso da una mitragliatrice. Uccisi i mitraglieri austriaci, intimava agli altri la resa, catturando così cinque ufficiali, 125 soldati e due mitragliatrici. Poco dopo, in un attacco, cadeva ferito mortalmente. Avanti Savoia furono le ultime sue parole. Oslavia, 6 agosto 1916.