Tonolini Francesco

 

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Tonolini Francesco di Lorenzo

Decorato di medaglia d’Oro e d’Argento al Valor Militare

Capitano di complemento 5° reggimento alpini, nato il 28 aprile 1880 a Breno distretto militare di Brescia morto il 28 ottobre 1918 a Valdobbiadene per ferite riportate in combattimento.

 

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Motivazione della Medaglia d’Oro

TONOLINI Francesco, da Breno (Brescia), capitano complemento 5 reggimento alpini. — Ufficiale di conosciutissimo valore e di singolare ardire, sempre pronto ad ogni aspro cimento, animato da fede indomabile, che sapeva trasfondere in ufficiali e truppa, fu costantemente primo fra i primi di fronte al nemico. Nel difficile passaggio di un fiume, rivendicò per sé il compito più pericoloso. Trascinò imperterrito la compagnia sotto il fuoco intenso di mitragliatrici per la conquista di una importante posizione, agevolando l’azione dei reparti di un altro battaglione. Contro l’ostinata resistenza dell’avversario si slanciò intrepido con due plotoni sul margine di un ben munito costone, spezzando definitivamente la tenacia del nemico e volgendolo in fuga. Trovò eroica morte sul campo. — Montagnola di Valdobbiadene (Treviso), 28 ottobre 1918.

Motivazione della Medaglia d’Argento Valor Militare

TONOLINI Francesco, da Breno (Brescia), capitano 5° reggimento alpini. — Comandante di compagnia, alla testa de’ suoi uomini, incorandoli con le parole e soprattutto con l’esempio, li guidava all’assalto, balzando, primo, nelle trincee nemiche. Avendo l’avversario sferrato un contrattacco, minacciandolo d’accerchiamento, con mirabile energia, occupava una posizione retrostante, facendo trasportare con sé i feriti gravi e materiale da guerra, magnifico esempio di soldato e di valoroso. — Monte Fior, 20 novembre 1917.

Motivazione della Croce di Guerra al Valor Militare

TONOLINI Francesco, da Breno (Brescia), capitano complemento 3° reggimento alpini. Contribuiva alla buona riuscita di un’ardita operazione, accorrendo poi spontaneamente sulla posizione conquistata per riconoscerla e fornire indicazioni ai superiori comandi. — Monte Cornone (quota 1048), 17 dicembre 1917.

 

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TONOLINI FRANCESCO di Lorenzo e di Maria Mauri, nacque a Breno di Brescia il 28 aprile 1880 e morì in combattimento a Montagnola di Valdobbiadene il 28 ottobre 1918.

Laureatosi in ingegneria al Politecnico di Milano e assolti gli obblighi di leva nel battaglione Edolo del 5° reggimento alpini nel dicembre 1905, si diede all’esercizio della professione e nominato ingegnere comunale a Breno, contribuì allo sviluppo economico ed industriale della sua vallata, legando il suo nome a numerose importanti realizzazioni di opere pubbliche. Appassionato della montagna, soldato nell’animo, dopo la sua nomina a sottotenente di complemento nel 6° reggimento alpini, nel novembre 1914, si mise a capo dei volontari alpini della Val Camonica e, come capo reparto, si schierò con essi, alla dichiarazione di guerra all’ Austria, al Passo di Campo.

Sciolto il corpo dei volontari e promosso tenente, fece ritorno, nel marzo 1916, al suo reggimento, il 5° alpini, e col battaglione Edolo, sull’Adamello, a Crozzon di Fargarida, riportò la sua prima ferita, il 3 maggio successivo. Nell’aprile 1917, promosso capitano, assunse il comando della 137ª compagnia del battaglione Stelvio e nel giugno, sul massiccio dell’Ortigara, conquistata la cima 2105, stette fermo sulle posizioni per oltre sette giorni sotto il fuoco delle artiglierie austriache. Dopo i tragici avvenimenti di Caporetto, fu chiamato alla difesa di M. Fior, e, per l’epica lotta sull’importante baluardo, dal 15 al 23 novembre 1917, fu decorato sul campo di una medaglia d’argento al valore; una croce di guerra al valore gli fu concessa a M. Cornone, il 17 dicembre. Durante la battaglia di Vittorio Veneto, passato il Piave nella notte del 28 ottobre 1918, all’attacco della così detta Montagnola di Valdobbiadene, dove fortissima era la resistenza nemica, con entusiasmo giovanile non esitò a lanciarsi allo scoperto sull’avversario, tentandone l’aggiramento. Una pallottola, colpendolo a morte, ne arrestò lo slancio superbo, ma l’urto violento dei suoi alpini disorientò il nemico, ne spezzò la resistenza e lo costrinse alla fuga.

Alla memoria del valoroso ufficiale venne conferita, con d. l. del 29 maggio 1919, la medaglia d’oro al v. m.

Dal diario del Battaglione Stelvio 89ª – 113ª e 137ª compagnia

Anno 1918.

Il «M. Stelvio», sempre dislocato sulla linea di sbarramento della Val Vecchia, attende alla sistemazione delle fortificazioni ed alla costruzione di ricoveri; il 6 gennaio una sua compagnia ritorna sul Cornone.

Delineatosi il successo dell’azione iniziata dalla 52ª divisione, in concorso alla 33ª, contro le posizioni di Col del Rosso e Col d’Echele, il comandante del 10° gruppo riceve ordine di allargare la nostra occupazione sul Cornone. Il 28, la 113ª e la 137ª compagnia, validamente aiutate da nuclei del «Val Adige», con rapido sbalzo, raggiungono le qq. 1109 e 1705 e le pendici del Sasso Rosso. Organizzata la nuova linea, per tre giorni consecutivi oppongono una accanita resistenza, respingendo i continui e violenti contrattacchi nemici.

Il bollettino di guerra cita l’eroico contegno degli alpini dello «Stelvio».

Fino al 9 febbraio prosegue la vita di trincea nelle posizioni della Val Vecchia e in quelle del Cornone, il 10, una decisa e violenta azione di riparti d’assalto austriaci obbliga il presidio del Cornone a ripiegare sulla linea marginale; anche la 113ª compagnia, dislocata nelle trincee di sinistra di detto monte, è costretta a cedere terreno, di cui solamente una parte riesce a riconquistare nella notte con un contrattacco.

Fra il 15 ed il 18, il battaglione, ricevuto il cambio, si concentra a Campese ed il 27 ad Oliero, per poi trasferirsi a Maragnole, nella zona a sud di Marostica, ove si riunisce il I raggruppamento per riordinare i suoi riparti.

Riorganizzatasi la divisione con i raggruppamenti I e II, il «M. Stelvio» continua a far parte del 1° gruppo, col quale divide le vicende sostando dall’11 al 26 marzo a Tavernelle; dal 27 marzo al 29 maggio a Rettorgole (Cresole), dal 31 maggio al 14 giugno a Schiavon.

Iniziatasi la battaglia del Piave, il I raggruppamento si riunisce a Valle S. Floriano per essere impiegato in appoggio al XX corpo d’armata. Il 15, il battaglione si porta a Gasa Rolni, il 17 a Contrada Spin (Fellette) a nord di Bassano, da dove il 22 invia elementi sulla linea Torre-M. Bastia -La Gusella.

Il raggruppamento si sposta nella zona a nord di Marostica; lo «Stelvio», dal 4 al 23 luglio rimane a Garibollo, poscia fino all’8 agosto a Colle Volpare, Case Minozzi, il 9 sulle falde nord di M. Campo Rossignolo, per tornare il giorno seguente nei precedenti accantonamenti.

Durante il periodo in cui il raggruppamento è incaricato della difesa del settore Echar (22 settembre 8 ottobre), il battaglione accampa, dapprima a Osteria Puffele, dal 24 al 4 ottobre si porta nella terza linea di resistenza in Val Melago, e dal 5 all’8 ottobre presidia le posizioni di M. Melago, Cima Cischietto, Col del Rosso.

Il 9 ritorna a Schiavon (Marostica), il 17 si sposta a Contrada S. Croce nella zona di Bassano, ove si riuniscono i raggruppamenti in attesa della prossima offensiva.

Iniziata la battaglia finale, i riparti si avvicinano al Piave per procedere, in concorso alle truppe della 23ª divisione francese, all’occupazione delle colline di Valdobbiadene. Ritardato il passaggio del fiume, a causa delle cattive condizioni metereologiche, lo «Stelvio» accampa a C. Cantusso e nella valle del torrente Musone. Nella notte sul 26, due battaglioni del 9° gruppo riescono a portarsi sulla sinistra del Piave; mentre il 1° raggiunge Curogna.

Il 27, il «M. Stelvio» tenta di passare il fiume poco a nord della stazione ferroviaria di Pederobba, ma la passerella gettata, essendo stata distrutta dall’artiglieria nemica, solo all’alba del 28 il battaglione passa sulla sinistra ed entra subito in azione, concorrendo all’occupazione di Case Settolo Basso e di C. la Montagnola. Nella notte del 29 per Villanova si procede all’inseguimento del nemico e si occupa Case Pianezze, ove vengono catturati numerosi prigionieri, mentre il battaglione raggiunge S. Pietro di Barbozza. Il 30 lo «Stelvio» assieme al «Tirano» è su M. Barbaria ed il giorno successivo per M. Cesen prosegue per Col Moschér e M. Artent.

Ai primi di novembre i riparti del 1° gruppo si portano nei diuturni di Canai, in detta località il battaglione si trova alla data dell’armistizio.

 

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