Mainetti Eugenio

 

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Mainetti Eugenio di Achille

Decorato di medaglia d’Argento al Valore Militare

Sottotenente di complemento 18° reggimento fanteria, nato il 30 novembre 1891 a Brescia, distretto militare di Brescia, morto il 28 marzo 1916 sul Carso per ferite riportate in combattimento.

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Motivazione della medaglia:

Mainetti Eugenio, da Brescia, sottotenente reggimento fanteria.

In due giorni di combattimento, dette belle prove di ardimento e valore, sia conducendo all’assalto il proprio plotone sotto il fuoco vivissimo dell’avversario, sia eseguendo un’ardita ricognizione, nella quale perdeva gloriosamente la vita. – Selz, 27 – 28 marzo 1916.

Diario del 17° – 18° reggimento fanteria Brigata Acqui

Anno 1916

La brigata Acqui rimane nella zona di Monfalcone fino alla metà di febbraio, recandosi poscia ad Aquileja per un periodo di istruzioni e di riposo.

Destinata nuovamente nel settore di Selz, il 21 marzo vi si trova in prima linea; ed il 27, ricevuto l’ordine di occupare una trincea nemica sovrastante al valloncello di Selz, dopo due giorni di combattimento ne occupa un tratto catturando circa 200 prigionieri e mantiene poi la conquista a malgrado dei violenti contrattacchi sferrati dal nemico. Il 18° reggimento perde in quell’azione oltre 250 uomini, dei quali 19 ufficiali.

Il 22 aprile il I° battaglione del 17° ed il II° del 18° riescono a completare la conquista dopo aspra lotta, resistendo al tiro di distruzione delle artiglierie nemiche; ma, nella giornata del 23, un energico contrattacco li obbliga ad abbandonare la posizione, ridotta oramai dal cannoneggiamento ad un cumulo di macerie. Il fatto d’armi costa alla brigata quasi 600 uomini. La condotta tenuta dai due battaglioni in quell’occasione è ricordata nella motivazione della medaglia di bronzo al valor militare concessa alle Bandiere dei reggimenti, della Brigata. Altri contrattacchi, tentati dal nemico nei giorni successivi, vengono nettamente respinti. Ai primi di maggio la brigata si trasferisce ad Aquileja per riordinarsi.

Allorché gli austriaci, iniziata l’offensiva nel Trentino e superate le nostre difese, invadono un lembo del suolo italiano, la brigata Acqui è chiamata, come tante altre delle valorose ed agguerrite brigate del Carso, a difendere il territorio minacciato.

Il 22 giugno essa trovasi già in linea sull’altipiano di Asiago, alla dipendenza della 29ª divisione; il 26 e 27, superando la resistenza nemica, occupa il M. Catz. Avanzando poscia contro le posizioni di M. Rasta e M. Interrotto, tenacemente difese dagli austriaci, la sera del 1° luglio raggiunge la linea di C. Carlini – M. Catz – Roccolo, donde continua a premere sul nemico. Nuovi tentativi per impadronirsi di M. Rasta e M. Interrotto, condotti l’11, 12 e 13 luglio e ripresi il 22 e 24 luglio non danno che scarsi risultati per la tenacissima resistenza incontrata, resa più efficace da un terreno particolarmente difficile. La brigata perde in queste azioni oltre 600 uomini dei quali 21 ufficiali.

La motivazione della medaglia di bronzo al valor militare concessa alle Bandiere dei due reggimenti ricorda le prove di valore, fermezza ed ardimento date dai fanti della Acqui anche in questa occasione.

La brigata rimane nel Trentino fino a novembre, alternando i turni di trincea tra M. Colombara e M. Palo con periodi di riposo ai Campi di Mezzavia e nei pressi del Bosco di Gallio; il 19 novembre inizia il ritorno nel settore di Monfalcone alla dipendenza della 14a divisione e il 15 dicembre passa in prima linea nel tratto: ferrovia a nord-ovest del Lisert – q. 111 – Officine Adria.

Fonte http://www.europeana1914-1918.eu/it/europeana/record/9200218/BibliographicResource_3000093826112_source#prettyPhoto

Eco della Stampa – 6 aprile 1916

I caduti per la Patria – Eugenio Mainetti

Ieri all’egregio amico nostro cav. Achille Mainetti giungeva dal capitano comandante la compagnia ….. la ferale notizia, che il di lui figlio, Eugenio Mainetti, ufficiale nell’eroica Brigata Acqui, era caduto valorosamente pugnando, esempio mirabile d’ardimento, alla testa de’ suoi soldati, nell’ultima sanguinosa battaglia al Pal Piccolo.

Dalla fronte ove da parecchi mesi si trovava, era venuto a Brescia, salvo ed orgoglioso dei pericoli già corsi e qui in seno alla famiglia che immensamente lo amava, aveva passati felici i suoi giorni di licenza. Trascorsi questi, era ripartito or sono quindici giorni, animato dalle più balde speranze, incuorando i suoi cari al coraggio e dicendo a noi salutandoci per l’ultima volta: << desidero di tornare là dove si pugna, poiché è un dovere per noi giovani combattere per il trionfo della Patria. Vedrà, vedrà quali miracoli compiremo>>.

E furono miracoli quelli compiuti dai nostri eroi, ed il dilettissimo amico Mainetti, severamente ligio al dovere, entusiasta della lotta, che doveva affrontare, e che pur sapeva micidialissima, vi si lanciò impavido incontrando morte gloriosa, ammirato da gente che aveva dato prova di conoscere la sublime virtù dei forti.

Oh non invano egli ci diceva: << avrei vergogna, se dovessi tornare salvo per un atto di viltà!>>. No, giovine eletto: tu la viltà non la conoscevi, e così eroicamente morendo hai mostrato come fosse immensamente grande il coraggio che ti animava.

Studente, all’inizio della guerra aveva sospesi gli studi e superati gli esami era stato promosso sottotenente col quale grado era stato mandato alla fronte. Quando lo vedemmo ci parlò con entusiasmo della lotta che si combatteva, dei soldati che con lui affrontavano i pericoli dei superiori che li guidavano alla vittoria. Tutto era bello per lui, tutto in lui spirava entusiasmo.

E morì! La grandezza della Patria l’ha voluto. Un grave lutto si stende da oggi sulla famiglia Mainetti: il padre, la madre, la sorella piangono in una desolazione che non ha misura.

Ed in questo lutto atroce è involto un altro amico nostro carissimo: il cav. Ambrogio Guindani che gli era zio affettuosissimo. Essi, tutti lo amavano e come non amarlo, lui, tanto buono e bravo lui così gentile e cordiale? Essi ne erano giustamente orgogliosi; oggi pur sapendolo perduto conserveranno quell’orgoglio santificato dal dolore, poiché il dilettissimo è perito, nel compiere un sublime dovere.

Alle famiglie Mainetti e Guindani in quest’ora di desolazione infinita noi pure straziati dall’angoscia porgiamo non conforti ma condoglianze sincere.