Kluzer Luigi

 

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Kluzer Luigi

Kluzer Luigi fotografato in uniforme ordinaria da sottotenente degli alpini con fregio a bassa visibilità.

Kluzer Luigi di Nilo

Decorato di Medaglia d’Argento al Valore Militare

Sottotenente di complemento 3° reggimento alpini, nato il 27 agosto 1896 ad Abbiategrasso, distretto militare di Monza, morto il 6 novembre 1917 sul Monte Forno per ferite riportate in combattimento.

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Motivazione della concessione della Medaglia d’Argento al Valore Militare.

Kluzer Giovanni, da Abbiategrasso (Milano), sottotenente complemento 3° reggimento alpini.

Alla testa del proprio plotone, noncurante del violento fuoco nemico, lo guidava all’attacco di un’altura, dimostrando mirabile risolutezza e costringendo il nemico a sgombrare la posizione. Spintosi poi in un impetuoso inseguimento, lasciava gloriosamente la vita sul campo. Distintosi già in precedenti azioni per arginare l’avanzata dell’avversario. – Valle Arzina, 5 – 6 novembre 1917.

Lapide eretta nel luogo della prima sepoltura

Lapide eretta nel luogo della prima sepoltura

Tra il 5 ed il 6 novembre 1917, nel settore Pielungo – Clauzetto si scatenò la “Battaglia di Pradis”, ingaggiata dalle divisioni italiane 36ª e 63ª provenienti dalla Zona Carnia e intenzionate a rompere l’accerchiamento austro-germanico, che sbarrava loro la strada verso la pianura friulano-veneta e quindi verso il ricongiungimento con il Regio Esercito in ritirata. Le truppe delle due divisioni carniche avevano alle proprie spalle le avanguardie della X Armata austro-ungarica, a occidente la 55ª Divisione a.u. che stava risalendo la Val Tramontina e di fronte, a sbarramento del passo di Clauzetto e della Val d’Arzino, l’intera, armatissima Deutsche Jäger Division. Contro questa grande unità germanica si svilupperanno gli attacchi delle “truppe della Carnia” tesi a spezzare l’accerchiamento, invano. A battaglia terminata, sotto l’occupazione germanica, la popolazione civile fu esortata a raccogliere le salme dei caduti italiani ed imperiali in diversi cimiteri, tra cui questo di Val da Ros – che divenne ben presto il principale, peraltro collocato presso l’area in cui occorsero gli scontri più sanguinosi. Nel settembre 1918, il cimitero venne sistemato dall’Ufficio Cimiteriale tedesco che giunse, in quel mese, in Friuli per ordinare e migliorare i tanti cimiteri di guerra sparsi nella regione. Nel dopoguerra, le autorità italiane decisero di concentrare le salme dei vari cimiterini dell’area (Pielungo, Forno e Col d’Orton) presso questo camposanto di Val da Ros, inaugurandolo solennemente il 6 novembre 1920. Il cimitero raccoglieva caduti germanici ed italiani (218 di quest’ultimi, di cui 175 sconosciuti e 17 ufficiali). Negli anni’30, tutte le salme italiane e parte di quelle germaniche furono traslate negli Ossari o presso i cimiteri dei paesi di provenienza. Sopravvivono tutt’ora le lapidi sia italiane che germaniche (ben restaurate da diversi interventi), diversi monumenti/cippi (tra cui taluni provenienti dagli ex cimiteri di guerra vicini), il cippo centrale, il recinto e alcune tombe tutt’ora ospitanti i resti sacri di qualche soldato caduto tedesco.

Diario del battaglione Pinerolo composto dalle 25ª, 26ª, 27ª e 82ª compagnia.

Anno 1917

Il <<Pinerolo>> rimane sulle posizioni dell’alto But, a contatto quasi immediato con l’avversario e sottoposto a frequenti bombardamenti, fino all’ottobre compiendo e svolgendo continue azioni di pattuglie e colpi di mano. Particolarmente notevole è quello effettuato contro colletta Pal Piccolo a nord del Freikofel.

Una galleria nella neve lunga circa 130 metri, porta una trentina di alpini della 27ª compagnia nelle trincee avversarie.

Dalle prime ore del 16 aprile cade l’ultimo sottile diaframma di neve e gli alpini con encomiabile ardimento si lanciano sui piccoli posti nemici annientandoli.

Riavutisi della sorpresa, gli Austriaci iniziano la loro micidiale reazione con largo impiego di fuoco e di gas. I nostri dopo aver portato lo scompiglio nelle opposte linee non potendovisi affermare, ordinatamente ripiegano.

Ai primi di luglio al battaglione è concesso un periodo di riposo; sostituito dal <<Monte Nero>> scende nei pressi di Timau.

Con l’arrivo dei complementi riordina i suoi riparti ed il 20 torna a presidiare la consueta linea rimanendovi fino all’inizio dell’offensiva nemica di autunno.

Nella notte sul 25 ottobre, il <<Pinerolo>> lascia la difesa della linea e scende al Ponte di Sutrio donde in autocarri viene trasportato in Val Resia, che bravamente difende fino al 29, facente parte del <<gruppo Alliney>>. In tal giorno ripiega su Resiutta, Stazione per la Carnia, Tolmezzo e Cavazzo Carnico; al mattino successivo prende posizione sulla destra del Tagliamento, nelle vicinanze di Cavazzo Carnico, finché un nuovo ordine lo sposta al ponte di Braulins ove costruisce una salda testa di ponte, contro cui cozzano le fanterie avversarie. Indi, retroguardia della 36ª e 63ª divisione, per il passo della forcola ripiega, il 5 novembre, su Pielungo. Combattendo di casa in casa, dopo una lotta sanguinosa ed accanita, ricaccia il nemico dall’abitato.

Raddoppiando i suoi sforzi, cerca di aprirsi una via per sfuggire all’accerchiamento; il 6 attacca ancora gli Austriaci e li respinge occupando il caposaldo di Pecol d’Orton.

Tenta quindi di raggiungere le nostre nuove linee ma inutilmente; il nemico, che ha oltrepassato il Meduno e raggiunto il Livenza, alla sera del 7 novembre a Campone, presso Tramonti, può aver ragione del battaglione il quale, dopo aver opposto una ulteriore resistenza, è costretto alla resa.

Per le belle prove di valore date durante queste aspre giornate e per il lodevole contegno tenuto nelle operazioni svolte sul Mrzli, al <<Pinerolo>> viene concessa la medaglia d’argento.

L’11 novembre, a Bolzano Vicentino, si radunano i pochi superstiti i quali, il 16, si trasferiscono a Pozzoleone.

Attorno ad essi e con elementi di alcuni disciolti battaglioni, si ricostituisce il <<Pinerolo>>, che, col <<M. Clapier>>, col <<Susa>> e col <<Tolmezzo>>, passa alla dipendenza dell’8° gruppo.

Dopo pochi giorni, il gruppo è chiamato nuovamente in azione contro i rinnovati sforzi che il nemico effettua sulle nostre difese del Grappa.

Partito da Semonzo, si porta, l’11 dicembre, in Val S. Lorenzo (51ª divisione), ed al mattino del 13 trovasi schierato parte in prima linea, parte in riserva sulle posizioni di Col della Beretta, Col Caprile (tra il <<Susa>> ed il <<Tolmezzo>>) sottoposte ad intenso bombardamento. Sulle sconvolte difese, prive di ogni riparo, gli alpini resistono bravamente.

Nella notte sul 14 tutto il <<Pinerolo>> è in prima linea, al Col della Beretta e, raddoppiato le proprie energie, lavora per costruire difese (59ª divisione).

Al mattino, il fuoco d’artiglieria nemica è quanto mai violento, colpito di fronte, ai fianchi ed al tergo, il battaglione si batte disperatamente benché ridotto di numero. Per tutta la giornata la lotta si svolge accanita e tenace con alterna vicenda, finché il nemico, riuscito a sfondare la nostra linea a Palazzo Molini aggira Col Caprile. Il battaglione, soverchiato da forze superiori, deve desistere da ogni ulteriore resistenza. I pochi superstiti e quelli degli altri riparti del gruppo, arretrando sulla seconda linea, trattengono le fanterie avversarie.

Il 17 dicembre, causa le gravi perdite sofferte, 18 ufficiali e 722 uomini di truppa, scende al piano, a Romano Alto per ricostituirsi (VII raggruppamento).

Necrologio apparso sul Corriere di Vigevano n° 38 dell’11 settembre 1921

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La famiglia Kluzer di Abbiategrasso vivamente commossa per la grandiosa manifestazione di cordoglio tributata alla salma del loro caro Gino Sottotenente nel 3° alpini – Dottore ad Honorem

ritornato dopo oltre tre anni dal cimitero militare di Colle Orton, rende sentiti ringraziamenti alle rappresentanze inviate da questa città: Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra – Associazione Nazionale Combattenti – Fasci di Combattimento – Collegio Saporiti, ed in specie all’egregio prof. Bianchi, che con affettuose parole, volle ricordare il caro Allievo; nonché alla numerosa schiera di affezionati clienti della ditta Francesco Kluzer e figli, che gentilmente vollero presenziare alla mesta cerimonia.