Chiumello Pompeo

 

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Chiumello Pompeo

Chiumello Pompeo in grande uniforme da sottotenente della brigata Como (23° e 24° reggimento fanteria). La brigata aveva sede di guarnigione a Novara col comando brigata e il 24° fanteria acquartierati alla Caserma Passalacqua.

 

Chiumello Pompeo di Giuseppe

Sottotenente in servizio attivo 24° reggimento fanteria brigata Como, nato il 14 dicembre 1893 a Vigevano, distretto militare di Pavia, morto il 21 maggio 1916 sul monte Pal Grande per ferite riportate in combattimento.

Sepolto nel cimitero di Vigevano, data di sepoltura 7 agosto 1921.

Dal diario del 24° reggimento fanteria Brigata Como.

Anno 1916

La brigata è tuttora in Cadore, dislocata nel suo consueto settore.

Il 13 febbraio però si trasferisce in Val Anziei e il 29 marzo in Val Padola sempre con la 2ª divisione, sostituita in Val Boite dalla Iª, che, dopo di aver partecipato col IX Corpo d’Armata agli attacchi contro il Col di Lana e il M. Sief, a metà dicembre rientra al I° Corpo.

Anche in quest’anno l’attività della Como è essenzialmente caratterizzata da apprestamento di lavori difensivi, da ricognizioni e colpi di mano di piccoli reparti. Degne di particolare menzione sono, però, le azioni svolte dal 23° fanteria nel marzo e nel giugno.

Sul massiccio del Cristallo il 29, 30 e 31 marzo la 17ª compagnia del 23° fanteria partita dalla Val Fonda, dopo un’epica scalata lungo la cresta del Rauchkofl (pressi di Schluderbach) attacca le forti posizioni nemiche e con aspra lotta se ne impadronisce catturando circa trenta prigionieri.

Alla metà di giugno il I° Corpo d’Armata ha il compito di impegnare il nemico per impedirgli di trasportar forze nel Trentino, dove è in preparazione la nostra offensiva. Agisce la Iª divisione, alla quale provvisoriamente viene assegnato il 23° fanteria, con un’offensiva diretta alla conquista della linea M. Cadini – Croda dell’Ancona – Rufreddo.

Il IV/23°, nei giorni dal 12 al 16, attacca e, quantunque il fuoco di numerose mitragliatrici avversarie di fronte e di fianco ne ostacoli l’avanzata, già nella prima giornata, riesce con le compagnie 15ª e 16ª a penetrare nei trinceramenti nemici. Dopo essersi rafforzato sulle posizioni raggiunte, il giorno 16 riprende l’attacco ma, dopo pochi progressi, è costretto a retrocedere con perdite sensibili (380 uomini, dei quali 14 ufficiali). L’azione viene continuata nei giorni successivi, dal 17 al 22, dal I°/23°, rinforzato da una compagnia alpini mista (30° – 67° – 68°) e dall’IIª compagnia del 49° fanteria, col mandato di aggirare da sud la q. 2056 e le difese che sbarrano la bassa Val Grottes. L’attacco, però, benché condotto con perizia ed energia, non raggiunge lo scopo, non tanto per le difficoltà del terreno e per la reazione avversaria, quanto per le potenti difese passive, contro le quali non sono stati sufficienti i nostri mezzi di distruzione. Anche questo attacco è assai cruento, perché costa alle due compagnie impiegate (2ª e 4ª del I° battaglione) la perdita di 120 uomini, dei quali 3 ufficiali.

Il 10 giugno il 23° reggimento passa a far parte del <<Nucleo Ferrari>> che, dalle valli Cismon – Vanoi, attraverso le Alpi di Fassa, deve puntare verso la Val d’Avisio, e già il 22 e poi il 26 e il 27, partecipa con la Iª compagnia all’azione contro Forcella Ceremana.

Il 7 agosto, poi un plotone della 19ª compagnia del 23° fanteria muovendo da q. 2167 (Col di Valmaggiore), con rapido attacco ed aspra lotta, s’impossessa della q. 2212 della Fossernica (sud di Ciam di Cece) sloggiandone i difensori.

 

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Necrologio apparso sul Corriere di Vigevano n° 21 del 21 maggio 1916

Pompeo Chiumello

Anche tu, o Nino, hai data la tua fiorente giovinezza alla Patria! Là, sulle nevose vette del Trentino, dove, da un anno, vigilavi per la tua Italia, la rabbia austriaca ti ha colto! Ricordo ancora il tuo ultimo saluto, odo il suono della tua voce, vedo il tuo volto aperto e gioviale, dall’eterno sorriso sulle labbra, specchio di un cuore buono e generoso. Certo, anche nella fredda compostezza della morte, tu devi aver conservato quel sorriso, perché dal padre tuo, eroe del lavoro, apprendesti la virtù del dovere, dell’abnegazione – E, senti, Nino: il babbo tuo non piange, perché il dolore gli ha impietrito il cuore, ma, se di lassù vedi, aiutalo nell’immane bisogna di consolar l’angoscia della buona mamma, della sorella, dei fratelli, il cui dolore non ha conforto.

27 – 5 – 1916

Giannino Antonioli